August 2011
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“Se stessero come dicono loro, del resto, non dovrebbe esserci problema ad approvare un emendamento semplice semplice, più volte proposto in passato: l’esenzione dall’Ici deve essere riservata esclusivamente a luoghi come chiese, santuari, sedi di diocesi, parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. E però emendamenti del genere sono stati sempre respinti, e non è chiaro perché. Cioè: è chiarissimo. Un tartufesco intervento del governo Prodi, nel 2006, precisò che il privilegio dell’esenzione dall’Ici era da intendersi esteso a tutte le attività «non esclusivamente commerciali»: un’espressione abbastanza ambigua da meritarsi un’indagine della Commissione europea (tutt’ora in corso) per verificare se i citati vantaggi fiscali non siano contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. Vantaggi che sono tanti altri, invero: dagli oneri di urbanizzazione per l’edilizia «di culto» ai contributi statali per le scuole cattoliche, dagli insegnanti di religione - pagati dallo Stato - all’esenzione delle imposte doganali per tutte le merci dirette dall’estero al Vaticano e a tutti gli uffici vaticani del Paese. Questo senza considerare che i lavoratori che lavorano in società con sede in Vaticano - parliamo di lavoratori italiani - non pagano completamente l’Irpef. E questo senza considerare - anche se si fa una certa fatica - l’incredibile partita di giro dell’8 per mille, quella che ogni anno indirizza alla Chiesa cattolica l’80 per cento delle quote di 8 per mille che gli italiani scelgono espressamente di non donare a nessuno. Fanno circa 600 milioni di euro. Vogliamo parlarne? A quanto pare, no.”
—Agevolati Il silenzio sui trucchi della Chiesa. Comandamento n° 11: non parlare di tasse - manovra, chiesa, bagnasco, tasse, comandamento, agevolazioni, filippo facci - Libero-News.it (via sbarrax)
“La gravità della crisi economica è tale che tutti parlano di ridurre gli sprechi. Molti parlano di sforbiciare i privilegi della casta politica, ma nessuno, proprio nessuno, parla invece di intervenire sugli enormi contributi che lo Stato eroga ogni anno per fini religiosi.”
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L’UAAR ricorda che, anche solo lasciando allo Stato la quota delle scelte inespresse dell’Otto per Mille, si recupererebbero ogni anno oltre seicento milioni di euro. Ed introducendo l’ICI sui beni ecclesiastici ad uso commerciale, azzerando l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione destinati all’edilizia di culto ed eliminando, come Costituzione comanda, ogni onere statale per la scuola privata, la cifra aumenterebbe in modo ancora più sostanzioso.
Recuperare risorse? Si cominci tagliando i costi della religione - UAAR Ultimissime
(via uaar-it)